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Questi 11 canti giocano con il mito e con le forme del desiderio
(di Alessio Surian)
In tempi di ri-costruzioni di miti identitari, quello dell'Anguana mette insieme la traduzione locale (del nord est italiano di Patrizia Laquidara) di una narrazione conosciuta (quella di MElusina) e il fascino per il mistero: nella sua essenza è un mito costruito su un tabù, la proibizione di guardarla nelle notti del sabato che la donna-Anguana impone al marito: il momento del bagno, quello in cui metà del suo corpo assume le sembianze di un pesce (o di un serpente o di un drago).
Questi undici canti giocano con il mito e cone le forme del desiderio: sembrano attraversare il tabù, restituendoci densi incontri con la memoria e fra tradizioni musicali diverse grazie alla voce intelligente della Laquidara, agli arrangiamenti e ai controcanti onnivori di Alfonso Santimone e del sestetto degli Hotel Rif, e ai testi in veneto cui Enio Sartorisa sempre dare una torsione poetica. L'anima del lavorosembra irromperenitida in "La fumana", con il pianoforte che traccia un ponte di note scarnificate fra l'intervento corale de Le Canterine del Feo e le melodie sognanti dell'oboe di Paolo Bressan e della voce della Laquidara, che evoca la nebbia mentre avvolge le colline. Ma c'è spazio anche per ballare dall'incedere deciso come la "Nota d'Anguana" e per rivisitazioni corali come il "Canto dei battipali", che dona alla tradizione un incedere lirico e deciso.
Alessio Surian