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Voci incantatrici che attraversano il tempo...
(di Giulia Siviero)
Voci incantatrici che attraversano il tempo. Voci di poeti messe in musica a raccontare, con timbro femminile, storie di serpenti e di donne bellissime. Patrizia Laquidara, di mestiere cantautrice, ha scelto di far rivivere le antiche leggende, legate ad un territorio che l'ha accolta, si sofferma a pensarci un po' su, "ormai trentadue anni fa". Il mito dell'anguana, cui Patrizia ha scelto di dedicare il suo ultimo lavoro, "narra di una creatura femminile, della tradizione popolare veneta, con volto umano e corpo di serpente o draghessa". Donna selvaggia, dunque, legata alla terra e agli inferi, utero e urna allo stesso tempo "e che, nelle leggende dell'Altovicentino, – racconta Patrizia senza più alcuna traccia del suo accento siciliano - appare presso caverne, corsi d'acqua, pozzi che grazie alla sua presenza acquistano poteri magici. La si può incontrare nelle notti di luna piena mentre stende il bucato o attira l'attenzione di fortuiti viandanti destinati ad innamorarsi di lei. Infatti, grazie alla sua bellezza e al suo canto, produce negli uomini che la incontrano un potere di attrazione assoluto, misto ad un'altrettanta forte paura e angoscia di morte. In questo mio lavoro si tenta proprio di cogliere quei tratti assolutamente poetici che questa figura porta con sé: la bellezza indicibile che affascina e seduce, oltre al senso di proibito che essa stabilisce. In effetti, il quesito arcaico e al contempo assolutamente attuale che la figura dell'anguana continua a porci è quello dell'inappropriabilità dell'oggetto d'amore che chiede il rispetto del mistero e della distanza su cui esso si regge. Per non cadere nell'amore solitario di Narciso o sotto lo sguardo mortificante della Medusa. Si tratta, insomma, di quella distanza necessaria nella relazione con la bellezza e con l'amore da cui hanno origine il desiderio, la poesia, l'immaginazione. E il canto dell'anguana offre consolazione, potenza, gloria a colui che la rispetta e che ne rispetta il segreto. A colui che non rompe l'incanto". Il mondo in cui Patrizia ci conduce è un tempo lontano, in cui risuonano le musiche che appartengono alle culture del mediterraneo e le parole della tradizione: "Io vivo in provincia di Vicenza, in mezzo alla natura, in campagna, come dicono i miei amici in realtà invidiosi della tranquillità in cui posso rifugiarmi di ritorno dai miei viaggi. E proprio con le parole dialettali di questa terra ho deciso di cantare, riprendendo testi e poesie di Enio Sartori, la storia dell'anguana: dalla nascita dell'immagine, del desiderio, dell'eros, di cui l'anguana è simbolo, alla sua dissoluzione e alla sua estinzione". Ricercando, nel canto, un'estetica e una scrittura che si differenzi dai canoni: una parola viva, legata alla terra e incisiva nel senso letterale, costretta ad aprirsi la strada in ogni senso 'dal basso', in direzione di quei materiali che le appartengono e che si intrecciano alle sorgenti di un'intera cultura. Dalla sua Sicilia ("dove grazie ai miei genitori ho avuto la fortuna di ascoltare tante voci diverse del canto popolare europeo") è l'amore per la musica ad aver portato Patrizia in Veneto: "Il disco che sta per uscire (gennaio 2010, ndr) contiene e racchiude tutti i miei anni trascorsi in questa terra. Ed è importante per me presentare i racconti di una regione un po' bistrattata come questa. Regione che, almeno così si sente dire, sia musicalmente povera. Invece, da numerose ricerche che ho potuto compiere in questi anni, è emerso che esistono realtà molto interessanti". E storie che attendono di essere riscoperte e raccontate: "Si, sottolineo che musicalmente non è una regione faticosa come si può pensare. Ci sono inoltre numerosi spazi vivi della musica: festival, rassegne, teatri. Luoghi nascosti che attirano le persone davvero interessate. E, a detta anche di alcuni miei colleghi, più attente all'ascolto che altrove".
Giulia Siviero