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Una capacità sbalorditiva di stregare attraverso il suo canto…
(di Andrea Direnzo)
A pochi artisti è concessa una speciale grazia, che non si sa da dove viene ma che si manifesta, come una luce splendente, avvolgente, magnetica, che cattura e trasporta in una dimensione "altra".
Fin dalla sua prima apparizione Patrizia Laquidara appartiene a questa ristretta cerchia.
Una capacità sbalorditiva di ammaliare, di stregare attraverso il suo canto, la sua figura e le molteplici proiezioni della sua anima: dolce, sensibile ma allo stesso tempo sensuale, passionale.
Questa dote (in)naturale è riversata in tutta bellezza nell'ultimo album, Il canto dell'Anguana, interamente in dialetto vicentino e condiviso con gli Hotel Rif, formazione di musica popolare-folk del Veneto, con esperienze di spessore alle spalle, ad esempio la partecipazione al tour Anime Salve di Fabrizio de Andrè.
Nelle vesti di un'anguana, una misteriosa creatura femminile, un po' donna un po' serpente, la Laquidara si tuffa nella leggenda di questo personaggio della tradizione popolare veneta donandole voce, musica e poesia.
Ogni "Canto" dell'album, undici in tutto, è un piccolo scrigno di sentimenti, che parlano di memoria, di tradizioni, di identità sempre in mutamento.
Essendo un progetto unitario, non c'è un brano che merita maggior attenzione rispetto all'altro, sono tutti da ascoltare, da respirare, da cogliere nel loro incanto.
I testi poetici di Enio Sartori sono accompgnati dalla traduzione a fronte in italiano.
Album di alto valore culturale, come solo la Laquidara poteva realizzare.
Andrea Direnzo