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Patrizia Laquidara @ Villa Celimontana Scenario artificiale senza esserlo, quello del parco di Villa Celimontana, che come un artificio indispensabile si apre il primo agosto al live di una non più emergente artista, la cui musica è "forma" sotto le mentite spoglie di una rivisitazioni ed esercizi mai fine a sè stessi. Patrizia Laquidara inizia un'esibizione "costruita" e proprio per questo naturalissima, incedendo sul palco con grazia eterea e con una voce gentile, quasi a prendere confidenza con il luogo, fino ad avventurarsi in arditezze sonore, fino alle pendici di civiltà remote: non sono solo i ritmi luso-brasiliani a subirne l'elaborazione, ma a tratti, soprattutto nella ripresa, il gusto per la varietà linguistica si intreccia alla linea essenziale di etnie strumentali , prima in una sorta di "lamento" di sapore asiatico, dal suono rotto e gutturale, poi nella versione incantata e spoglia di Cuccuruccuccù Paloma, spoglia e preziosamente in bilico senza il supporto della fisarmonica. (da "Jazz and Image" 1-8-2004) |